Stessa spiaggia, stesso mare, si potrebbe dire richiamando il titolo di una vecchia canzone di successo degli anni 60, ma che ben si applica alla situazione della casa circondariale di Vazia. Nel luglio 2024, a distanza esatta di un anno, quando alla presenza del Garante dei detenuti del Lazio Anastasia si tenne il convegno sull’emergenza carcere, organizzato dalla Camera penale di Rieti, nel Nuovo Complesso c’era il doppio dei reclusi rispetto alla capienza ufficiale , ma la situazione nell’arco di dodici mesi non è cambiata. Una delegazione di penalisti reatini è tornata ad agosto 2025 nel penitenziario reatino in occasione dell'iniziativa "Ristretti in agosto", promossa dall'UCPI, e ha (ri)trovato la stessa condizione di sovraffollamento registrata l’anno precedente: 505 detenuti, dei quali 414 stanno scontando pene definitive, esattamente il doppio rispetto ai 250 che dovrebbe ospitare il Nuovo Complesso, e che può salire a 295 calcolando la densità degli spazi disponibili. Un solo dato è mutato: se nel 2024 c’erano reclusi di 48 nazionalità, nel 2025 il carcere si è ancor più internazionalizzato e gli ospiti arrivano da 54 paesi, ma solo meno della metà sono italiani, il resto provengono da nord Africa ed est Europa.
Neppure sul fronte del personale è cambiato un granchè. La grave carenza di organico non è mai stata sanata e in servizio ci sono 119 operatori, che devono coprire tutti i settori, dalla vigilanza interna ai piantonamenti in ospedale, dai servizi amministrativi ai trasporti, sebbene la pianta organica ne preveda 185. Criticità che rendono difficile la gestione della casa circondariale che, però, rispetto alle condizioni in cui si trovano altre strutture del Lazio, come Rebibbia, si presenta all’interno più ordinata, dove i reparti sono tenuti in ordine e non presentano problemi sul piano igienico sanitario. E’ la fotografia che si ricava al termine della visita effettuata da una delegazione della Camera penale di Rieti, composta dagli avvocati Morena Fabi, Francesco Inches, Antonella Aguzzi e Carla Palumbo, organizzata nell’ambito dell’iniziativa “Ristretti ad agosto” promossa dall’Unione delle Camere penali italiane.
Due ore trascorse a visitare alcuni reparti dove è attiva la sorveglianza dinamica, vale a dire la possibilità per i detenuti di muoversi al di fuori delle celle, raccogliendo lagnanze e segnalazioni legate, soprattutto, alla vita quotidiana. A partire dalle difficoltà registrate nei colloqui con i parenti e gli avvocati, per i quali viene chiesta una maggiore flessibilità e più stanze a disposizione, proseguendo con un’assistenza sanitaria che non soddisferebbe le reali richieste, tanto che non è infrequente dover accompagnare un recluso in ospedale per una visita specialistica e questo comporta una sottrazione di unità al già ridotto personale. I detenuti, tra le altre cose, hanno lamentato le scarse opportunità di lavoro offerte dalla vita carceraria, ma la direttrice Chiara Pellegrini ha chiarito che proprio per favorire il coinvolgimento generale nelle attività di manutenzione interna del carcere, è stato studiato un sistema di lavorazione impiegando a rotazione tutti i detenuti, in modo che nessuno resti escluso. Le occasioni, però, restano poche, e neppure l’apertura della falegnameria, inaugurata dall’ex Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni, non ha raggiunto i risultati sperati.