A Rieti è rimasto quattro anni, dal 2009 al 2013, ma ha lasciato tracce evidenti del suo lavoro. Il sostituto procuratore Stefano Opilio è adesso alla guida del gruppo di investigatori incaricati dalla Procura della repubblica di Roma di indagare su cause e responsabilità dell’incendio avvenuto la notte di San Silvestro all’interno della discoteca "Le Constellation", a Crans Montana, costato la vita a sei ragazzi italiani. Dopo l’accordo raggiunto tra le autorità eveltiche e italiane, è stata accordata alla magistratura italiana la rogatoria per condurre l’inchiesta e il dottor Opilio ha già visitato il luogo della tragedia, prendendo visione degli atti raccolti fino a oggi dalla magistratura svizzera e che dovranno essere inseriti nel procedimento incardinato a piazzale Clodio. L’ex pm reatino, in questa fase, può fare affidamento sulla decennale esperienza maturata al ministero della Giustizia nella veste di direttore generale degli Affari internazionali e della cooperazione giudiziaria, dove si è occupato di casi molto delicati in tema di estradizioni e di vicende penali riguardanti soggetti italiani all’estero.
Le inchieste
Il dottor Opilio, arrivato a piazza Bachelet a cavallo del passaggio di consegne tra i procuratori Salvatore Cantaro e Giuseppe Saieva, ha condotto alcune inchieste di particolare rilevanza, soprattutto con l’ausilio di Guardia di finanza e carabinieri, a partire da quella che accertò un uso illecito fatto da parte di una cooperativa dei finanziamenti ottenuti per l’assistenza ai migranti provenienti dal nord Africa, sfociata poi in un processo conclusosi in appello con assoluzioni e prescrizioni. Accanto a questa indagine, il magistrato diede il via all’inchiesta, poi sviluppata sul campo dal collega Lorenzo Francia, sul clamoroso traffico di licenze irregolari di conducente di auto a noleggio firmate da un ex dipendente del Comune di Greccio in favore di decine di autisti di Roma e provincia, che avevano dichiarato falsamente di avere nel paese la rimessa per il proprio mezzo. In primo grado, il tribunale di Rieti condannò 70 imputati per falso ideologico e abuso d’ufficio, ma in Appello i reati furono dichiarati prescritti, confermando però a carico degli imputati il risarcimento delle parti civili, tra cui l’amministrazione comunale grecciana e alcune sigle sindacali. Nel curriculum reatino del magistrato c’è poi l’inchiesta sul femminicidio di via di Mezzo, avvenuto nel 2013, quando un macedone uccise la moglie, colpendola ripetutamente alla testa con il mattarello. Un’attività investigativa condotta a tutto tondo, che ha riguardato anche vicende emerse nell’ambito della pubblica amministrazione e della criminalità comune.