E’ tornata sugli schermi della Rai, per la serie dedicata ai crimini di guerra, la storia del processo celebrato nei confronti di Erich Priebke, militare e criminale tedesco, agente della Gestapo e tenente delle SS durante la Seconda guerra mondiale, diretto collaboratore di Kappler, che ebbe un ruolo attivo e di primo piano nella feroce rappresaglia delle Fosse Ardeatine del 24 marzo 1944, in cui vennero uccise 335 persone, organizzata in risposta all’attentato compiuto dai partigiani in via Rasella dove morirono trentatre soldati tedeschi dopo l’esplosione di una bomba. Le immagini hanno riproposto le figure e descritto i ruoli ricoperti da tutti i principali protagonisti della vicenda, a partire dagli avvocati chiamati ad assistere le parti civili che deposero nei vari processi celebrati nei confronti dell’ufficiale tedesco, scoperto ed estradato nel 1994 dall’Argentina dove si era rifugiato dopo la fine della guerra.
Nel collegio di parte civile, composto, tra gli altri, da Giovanni Maria Flick e Paola Severino (entrambi diventati, nel corso del tempo, ministri della Giustizia), c’era anche il reatino Felice Gianfelice, chiamato ad assistere alcuni familiari delle vittime. All’epoca, nel corso dei suoi interventi in udienza, non mancò di criticare duramente la lentezza della giustizia: “E’ arrivata in ritardo perché prima l’armadio della vergogna non l’ha aperto nessuno. E’ passato mezzo secolo da quell’eccidio che ha rappresentato una delle pagine più dolorose e tragiche vergognose della storia legata al nazismo”. L’avvocato Gianfelice, molto apprezzato per essere stato durante la sua vita uno storico delle religioni e autore di libri consultabili in varie biblioteche nazionali, svolse un ruolo attivo nella difesa di chi si era affidato a lui in tutti i gradi di giudizio di una tribolata e complicata vicenda processuale (le accuse furono dichiarate prescritte in primo grado, poi ribaltate in appello con una prima condanna a 15 anni, a cui seguì l’ergastolo confermato dalla Cassazione anche nei confronti del coimputato Karl Hass), frutto anche del particolare impegno portato avanti per fare luce sulle stragi naziste compiute nel Reatino tra il 1943 e il 1945, con la richiesta al procuratore generale militare Antonino Intelisano di istruire nuove indagini per arrivare alla completa verità. La sua iniziativa fu ripresa e rilanciata dallo scrittore tedesco Gerhard Schreiber nel libro dedicato a "La vendetta tedesca in Italia", che registrò un grande consenso in Italia e in Germania.