E’ un altro ex della procura di Rieti dei primi anni 2000, cresciuto sotto la guida di Alfredo Rossini, che aggiunge un altro incarico a un curriculum professionale già ricco, andando a ricoprire il posto di procuratore della repubblica di Viterbo, rimasto vacante dopo che Paolo Auriemma, ora a capo dello stesso ufficio a Rieti, aveva esaurito i due mandati. Mario Palazzi, 58 anni, arriverà nella Tuscia dopo aver condotto a Roma importanti inchieste contro la criminalità organizzata, in particolare quella albanese, lavorando alla Direzione distrettuale antimafia nel pool coordinato da Paolo Ielo, e aver istruito processi di spessore, l’ultimo dei quali ha portato alla condanna all’ergastolo del presunto omicida di “Diabolik”, al secolo Sergio Piscitelli, capo ultras della Lazio che gestiva un traffico di droga nella capitale, assassinato in un parco a Roma. La scelta su Palazzi ha tenuto conto dell’esperienza, competenza e impegno civile che il magistrato può mettere in campo per rilanciare l’azione della magistratura sul territorio. Prima di approdare al Csm, dove è stata approvata, la delibera era stata proposta all’unanimità dalla quinta commissione ottenendo anche il concerto del ministro Nordio,
Prima di Roma, dove è giunto dopo Rieti e una parentesi con incarichi rivestiti in commissioni ministeriali, Palazzi ha lavorato nelle procure di Perugia e Ariano Irpino, è stato poi candidato nel 2002 alle ultime elezioni per il Csm schierato con la corrente di Area Dg, la stessa che annovera come segretario dell’Anm il pm reatino Rocco Maruotti, fallendo per un soffio l’elezione, ed è stato tra i protagonisti dell’ultima battaglia referendaria condotta atper l’approvazione dei quesiti sulla giustizia. A Rieti Palazzi è ricordato per l’impegno profuso in molti casi, a partire dall’inchiesta che lo portò nel 2003 a smascherare un traffico di rifiuti illeciti che coinvolgeva lo stabilimento Masan di Magliano Sabina e aveva punti di contatto con organizzazioni della camorra, e quello sul clamoroso sequestro di una strada provinciale dove, a causa della decisiva assenza di guardrail, morirono due giovani romani precipitando con l’auto nel lago Turano. Gli esiti dell’indagine penale consentirono poi alle famiglie delle vittime di essere risarcite per i danni.