E’ un tour che sta portando Mario Palazzi, procuratore capo della repubblica di Viterbo e già titolare di importanti processi istruiti come pm della Direzione distrettuale antimafia di Roma contro clan criminali, a sostenere le ragioni del No in molti incontri pubblici, dove, con la lucidità che gli appartiene, analizza ogni aspetto della riforma della giustizia che vedrà, il 22 e il 23 marzo, gli italiani andare alle urne per votare al referendum confermativo dopo la modifica di sette articoli della Carta apportata dalla legge approvata dal Parlamento, più comunemente nota come della "separazione delle carriere", che prevede anche la creazione di un doppio Csm oltre all'introduzione di altre novità. Il magistrato torna ancora una volta nel Reatino, che l'ha visto nei primi anni 2000 sostituto di punta nella squadra diretta dal procuratore Alfredo Rossini, depubblico ministero , insignito del premio alla legalità intitolato a Paolo Borsellino, è la figura a cui si è rivolto il Comitato per il No di Montopoli-Poggio Mirteto, in provincia di Rieti, parlando e rispondendo a domande in una sala affollata di persone interessate ad approfondire una questione che, fino a oggi, si è prestata soprattutto a un confronto-scontro politico tra sostenitori e oppositori della riforma costituzionale, ma spesso all’insegna della poca chiarezza.
Il procuratore Palazzi lo ha detto chiaramente: “I cittadini vanno correttamente informati affinchè siano in grado di capire che dalle nuove norme non deriverà alcun miglioramento del servizio giustizia, ma sarà ferita mortalmente l’indipendenza della magistratura. L’indipendenza dal potere politico non è una prerogativa di casta, ma è la condizione necessaria affinché ciascun cittadino sia tutelato o giudicato in modo imparziale, potente o no, ricco o meno. I nostri padri costituenti lo avevano capito quando scrissero gli articoli della Costituzione nel 1948, bisogna difendere questa conquista di civiltà. La magistratura non deve essere lasciata sola, la giustizia è di tutti. Invece, si rischia l’indebolimento della magistratura”.
Dal procuratore arriva una difesa a spada tratta della Costituzione: “Siamo usciti da una guerra, da un regime autoritario, e siamo passati a un assetto costituzionale. Voglio ricordare che tutte le forze politiche, molto distanti tra loro, la Democrazia cristiana, il partito socialista, quello comunista, si sono messe sedute attorno al tavolo, con una grande qualità, hanno costruito una Costituzione che è un’eccellente costituzione, di cui dobbiamo essere fieri perché ci consente di cambiare le cose attraverso un meccanismo che prevede una doppia lettura nei due rami del Parlamento intervallati da un arco di tempo per permettere ai cittadini di capire le ragioni del cambiamento. Invece questa riforma costituzionale sulla giustizia presenta una forte anomalia perché, per la prima volta nella storia della repubblica italiana, la discussione parlamentare è stata completamente esclusa. E’ entrato un testo blindato, come dire "questo è, questo deve essere approvato". Un contrasto netto con quanto, invece, accaduto durante i lavori preparatori che portarono a stilare la carta costituzionale. Basterà andare a rileggere i documenti dell’epoca e si vedrà che ci fu un dibattito vivacissimo, di altissimo spessore culturale a prescindere dall’appartenenza politica”.