E’ stato prima poliziotto e poi anche avvocato, ma sempre radicato nel mondo della giustizia. La scomparsa di Antonio Consoli, sostituto commissario in congedo, suscita un doloroso ricordo in quei colleghi che l’hanno avuto a fianco in tante indagini, ma anche come amico e compagno di momenti di spensieratezza trascorsi lontano dal lavoro. Apprezzato dai magistrati per lo scrupolo che dimostrava in ogni inchiesta, Consoli, 65 anni, ha diviso parte della sua carriera reatina tra la Procura presso la Pretura, componente della sezione di Pg della polizia insieme a Ludovico Zuccolo, Roberto Mariantoni e Pietro D’Orazio, operando sotto la direzione del procuratore Giovanni Grassi, e la Questura, in forza al reparto Volanti e alla Digos dove era approdato quando, nel 1999, entrò in vigore la legge di riforma del codice di procedura penale che, unificando le Procure di Pretura e Tribunale, creò uniche sezioni di Pg. Anni contrassegnati a piazza Bachelet da un grande impegno svolto al servizio di pubblici ministeri come Vulpio, Iannolo e Baldanza, protagonisti di una stagione ancora oggi ricordata tra le più proficue e che si avvalse anche dei validi supporti forniti dalle altre aliquote forestale, guardia di finanza e carabinieri. Ma, prima di approdare in Sabina, il banco di prova professionale per Consoli fu rappresentato a Roma dallo Sco, il Servizio centrale operativo, partecipando a numerose operazioni contro la criminalità organizzata e finanziaria.
Gli incarichi
Esaurita la lunga esperienza reatina, l’ex sostituto commissario aveva rivestito altri incarichi andando a dirigere il reparto prevenzione crimine a Settebagni, quindi entrando al Viminale nel reparto scorte, nominato responsabile della sicurezza di Mario Baccini, prima sottosegretario e poi ministro nel secondo governo Berlusconi. E a Rieti tornò una prima volta proprio insieme al politico, un’occasione per rincontrare amici e colleghi. La seconda vita di Consoli è stata, invece, quella di avvocato. Aveva sempre nutrito la passione di indossare la toga e il sogno lo realizzò dopo essersi congedato in netto anticipo rispetto all’età stabilita per la pensione. Terminò gli studi universitari in giurisprudenza, quindi superò l’esame di abilitazione alla professione e insieme alla compagna era impegnato nello studio legale di famiglia, a Roma. Di lui non si avevano più notizie certe da quando aveva iniziato la difficile battaglia contro un male che, alla fine, non gli ha dato scampo. Ha lasciato in molti il ricordo di una persona capace e appassionata, che non si fermava davanti alle apparenze, ricercando la verità fino in fondo, perché riteneva questa la missione della sua vita da poliziotto.