I morti del terremoto che il 24 agosto 2016 colpì il centro Italia furono 299 (diventati in seguito 303), dei quali 239 tra Amatrice (in alto numero) e Accumoli, andati completamente distrutti. Un sisma che ha cambiato volto a molti centri abitati e ha dato origine sul fronte giudiziario a processi nati dainchieste avviate dalla magistratura che, per quanto riguarda il versante Reatino, hanno portato in alcuni casi all’accertamento di responsabilità umane e tecniche, confermate da sentenze che hanno escluso la tesi che il terremoto sia stato solo un evento di natura eccezionale e imprevedibile. Le perizie, asse portante delle decisioni assunte dai giudici, hanno evidenziato difetti strutturali nella costruzione delle case crollate, l’impiego di materiali di bassa qualità, la mancanza di strutture portanti adeguate, interventi abusivi che hanno reso gli edifici vulnerabili e mancati adeguamenti sismici. L’esito dei diversi procedimenti istruiti daIla procura della repubblica di Rieti, diretta all’epoca dei fatti dall’ex procuratore capo Giuseppe Saieva, annovera anche numerose assoluzioni e dichiarazioni di estinzione dei reati nei confronti di imputati o indagati nel frattempo deceduti.
La strage di inquilini a piazza Sagnotti
Viene considerato il processo simbolo tra quelli nati dopo il terremoto, il primo giunto a sentenza definitiva in Cassazione. A essere condannati per omicidio colposo plurimo e disastro colposo furono in cinque, tra costruttori e tecnici, ma tre imputati sono scomparsi prima che la sentenza diventasse irrevocabile. Nel crollo degli edifici ex Iacp morirono 19 persone e nella motivazione i giudici misero in evidenza l’utilizzo di cemento scadente, la presenza di un numero di pilastri inferiore al previsto e la mancata vigilanza sulla sicurezza sismica degli immobili.
La palazzina crollata dell' ex-Ina Casa
E’ il processo che ha visto il coinvolgimento, insieme ad altri cinque imputati, dell'ex sindaco Sergio Pirozzi, ma tutti sono stati assolti a Rieti nel 2022, sin dal primo grado in tribunale, perché "il fatto non sussiste". Nel crollo morirono sette persone
Il B&B "La Margherita" crollato a Saletta
Il processo di primo grado si è concluso nel 2024 e ha visto l’assoluzione di sette imputati e la condanna per omicidio colposto del solo progettista e direttore dei lavori di ristrutturazione. Il tribunale ha ritenuto che non sono state adottate le necessarie misure di prudenza nella progettazione e direzione lavori. Sotto le macerie persero la vita tre turisti romani
Schiacciati dalle macerie all'Hotel Roma
Le vittime del crollo dell’albergo ristorante furono sette, tutti ospiti arrivati per partecipare alla sagra degli spaghetti all'amatriciana. L’unica condanna ha riguardato il progettista dei lavori, riconosciuto colpevole di omicidio colposo e disastro colposo, mentre altri quattro indagati per le stesse ipotesi di reato sono deceduti nel corso dell’inchiesta. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’unico imputato, confermando che il collasso della struttura non è stato provocato esclusivamente dall’intensità del terremoto, ma è riconducibile a carenze costruttive e progettuali che avevano caratterizzato la fase di ampliamento. Lo hanno stabilito le perizie tecniche, evidenziando pilastri sottodimensionati, calcestruzzo di resistenza insufficiente e collegamenti inadeguati tra travi e colonne.
Le suore morte al Don Minozzi
Nel crollo della struttura religiosa morirono sette donne, quattro delle quali stavano trascorrendo un periodo di soggiorno estivo, e tre suore. Il processo ha riguardato il progettista e direttore dei lavori e la responsabile ufficio tecnico del Comune di Amatrice, rinviati a giudizio dal Gup del tribunale di Rieti per i reati di disastro colposo, crollo di edificio, omicidio colposo plurimo e lesioni. Secondo la consulenza ordinata dalla procura, non era stata effettuata una verifica statica e sismica dell'edificio per analizzare gli effetti provocati dal terremoto de L'Aquila del 2009. I due imputati, però, sono stati riconosciuti estranei ad ogni addebito al termine dell'istruttoria dibattimentale, che ha evidenziato la correttezza del loro operato, sia da un punto di vista amministrativo che strutturale, e nel gennaio 2024 sono stati assolti “perché il fatto non sussiste”.
Il campanile crollato ad Accumoli
Il processo attende di essere definito in Cassazione, dove ha presentato ricorso l’ex sindaco di Accumoli contro la condanna a otto mesi riportata in appello per il crollo del campanile della chiesa che provocò la morte di un'intera famiglia composta da padre, madre e due bambini, uno di 8 anni e l'altro di nove mesi. In primo grado, a Rieti, l’imputato era stato invece assolto insieme ad altre sei persone, tutte coinvolte nella progettazione e direzione dei lavori, ma la Corte di Appello ha ribaltato il giudizio di primo grado accogliendo il ricorso del pubblico ministero e confermando, al tempo stesso, l’assoluzione per un tecnico. Per i giudici la tragedia si sarebbe potuta evitare visto che la torre, già lesionata dopo il terremoto dell'Aquila, “necessitava di lavori strutturali che non furono eseguiti".
Turisti stranieri morti a Sommati di Amatrice
Tre tecnici assolti dal tribunale di Rieti “perché il fatto non sussiste” per la morte di due coniugi irlandesi e di un ragazzo inglese, avvenuta a Sommati di Amatrice in seguito al crollo di villa Olivia, un bell’edificio risalente alla fine dell’800, dove era stato ampliato il portico ed erano stati eseguiti lavori alle fondazioni. La struttura, però, non resistette alla violenta scossa di terremoto e crollando nei piani superiori provocò la morte della coppia, di 55 e 51 anni, nonché del giovane britannico, 14 anni, rimasti schiacciati sotto le macerie. Si salvarono, invece, pur seriamente feriti, i genitori del ragazzo. L’accusa della procura si basava sulle “omissioni legate alla violazione delle tecniche costruttive e sul mancato adeguamento alle norme antisismiche”, aspetti che insieme al contestato mancato collaudo statico dei lavori in corso d’opera, non avevano consentito di verificare la presenza di materiali scadenti impiegati per costruire una parte di Villa Olivia, che aveva già resistito al disastroso sisma del 2009 de L’Aquila. Nel corso del processo, però, le difese hanno dimostrato il corretto percorso normativo seguito dagli imputati, che ha portato anche il consulente della procura a correggere alcune conclusioni che avevano costituito la base per il rinvio a giudizio.