Giustizia lumaca, la diffamazione contro Aragona prescritta dopo quindici anni

19/03/2026
Enrico Aragona
Enrico Aragona
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La giustizia, da sempre, è terreno di scontro, in politica e non solo, legato al suo funzionamento e, soprattutto, alla lunghezza dei processi che non risponde alle aspettative dei cittadini che invocano tempi certi di giudizio. Un altro esempio di giustizia dilatata arriva da un processo per diffamazione istruito nel 2011, poi approdato alla sentenza di primo grado del tribunale nel 2014, ma per celebrare l’appello è stato necessario attendere ben dodici anni. Risultato? Reato prescritto a carico dell’imputato e per la parte che si ritiene offesa non resta ora che rivolgersi al giudice civile per l’eventuale risarcimento dei danni. Ciò si tradurrà in un ennesimo processo dai tempi di svolgimento prevedibilmente non brevi.

La storia

Il caso riguarda  l’ex comandante della polizia municipale di Rieti Enrico Aragona, che aveva querelato un grafico romano perché autore di frasi ritenute lesive e postate su una pagina Facebook. A motivare l’imputato, che non ha mai negato di essere l’autore di critiche, era stato il fatto che il comandante non era intervenuto tempestivamente dopo le segnalazioni inviate dai residenti di un quartiere cittadino contro l’attività di un villaggio musicale che non rispettava né decibel di emissione dei suoi, né gli orari di chiusura dell’attività di intrattenimento. La genesi di questa vicenda risale al 2009, anno in cui Aragona presentò una querela per denunciare che veniva diffamato su una pagina social aperta da un gruppo pubblico e che era stata creato, a sua insaputa, un profilo professionale, entrambi non riconducibili alla sua persona. Il grafico si era posto alla testa di chi protestava contro l’eccessiva rumorosità notturna del villaggio, disturbi a cui era stata posta fine solo l’ultimo giorno di apertura, cioè a fine stagione.

Le sentenze

Assolto a Rieti dai due capi di imputazione relativi alla sostituzione di persona, a carico del grafico era rimasta solo la condanna a pagare un’ammenda di 1500 euro per il reato di diffamazione. Poi, sono trascorsi altri dodici anni prima di arrivare alla sentenza di appello dopo il ricorso presentato dall’avvocato Fabrizio Di Paolo, difensore del grafico, pronunciata dalla prima sezione della Corte di Appello di Roma presieduta dall’ex gip di Rieti Alessandro Arturi. Il processo, celebrato nella forma cartolare, è servito solo a prendere atto dell’ormai ampiamente maturata prescrizione. Nel frattempo, nel corso dei quindici  anni complessivi di durata del procedimento (la citazione a giudizio risale al 2011), la giudice del primo processo, Enrica Ciocca, è tornata a Roma, mentre Enrico Aragona ha fatto in tempo a chiudere il suo rapporto di lavoro con il Comune, è rientrato come vice questore nella Polizia di stato, corpo da cui proveniva, è andato in pensione e ha assunto altri incarichi gestendo la sicurezza di una sede diplomatica straniera all’estero. Questi sono i tempi della giustizia, a cui nessuna riforma, fino a oggi, ha mai posto rimedio.