Referendum sui quesiti della giustizia, i SI prevalgono nelle scelte dei cittadini ma il quorum resta lontano

13/06/2022
Seggio elettorale
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Nei cinque quesiti del referendum sulla giustizia ha prevalso il “Si”, segno di una volontà di cambiamento, ma non è stato sufficiente perché il quorum a livello nazionale non è stato raggiunto e il tentativo di modificare alcune regole, come la procedura sull’elezione dei membri del Csm o l’abolizione della norma del codice di procedura penale che consente di disporre una misura cautelare per la reiterazione del reato, è naufragato. Uno scenario negativo prefiguratosi già alla vigilia, visto il disimpegno di alcune forze politiche che, pure, si erano espresse per il cambiamento. Rieti, però, ha fatto registrare un dato in contro tendenza con quello nazionale per quanto riguarda l’affluenza alle urne, anche se il 50 per cento più uno è rimasto lontano. Complice l’election day che ha abbinato la consultazione a quella per il rinnovo dei consigli comunali a Rieti e in alcuni centri della provincia, l'affluenza dei votanti ha toccato il 32 per cento, superiore al circa 21 per cento  registrato in Italia. Una piccola soddisfazione per la Camera Penale di Rieti che sui temi referendari si è impegnata sin dall’inizio assumendo una serie di iniziative pubbliche.

Le reazioni

Siamo naturalmente delusi – esordisce Morena Fabi, presidente della sezione reatina, già in passato impegnata nella campagna per chiedere la separazione delle carriere in magistratura – ma al tempo stesso siamo certi che con una maggiore informazione a livello nazionale il risultato forse sarebbe stato diverso. A livello locale abbiamo cercato di rendere il più comprensibile possibile il contenuto dei quesiti ai cittadini quando ci venivano richieste spiegazioni ai banchetti allestiti per la raccolta delle firme, con il sostegno di  molti detenuti raccolto anche in carcere dai Radicali che, insieme alla Lega, hanno proposto il referendum. C’è poi stata una significativa partecipazione alle iniziative pubbliche che abbiamo assunto dopo l’approvazione da parte della Corte Costituzionale di cinque quesiti su sette. A questo proposito, voglio ricordare il confronto che la Camera Penale ha organizzato tra il nostro presidente nazionale, l’avvocato Gian Domenico Caiazza, e uno dei magistrati più impegnati a Roma, il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia Mario Palazzi. In quell’occasione, molto partecipata dagli avvocati e ampiamente seguita dalla stampa locale, le ragioni del “Si” e del “No” sono state affrontate in tutti i loro contenuti. E’ sicuramente stata un’occasione persa, vedremo adesso come evolverà il dibattito in sede politica e se saranno trovate soluzioni alle modifiche che abbiamo sostenuto come avvocati penalisti”.

La disinformazione è l’aspetto maggiormente criticato dall’avvocato Gian Domenico Caiazza, protagonista di un acceso dibattito a Rieti: “I cittadini sono andati a un appuntamento di rilievo costituzionale non conoscendo i temi referendari, e questo ha pesato non poco nel mancato raggiungimento del quorum. Ma, più in generale, è mancata l’informazione da parte del servizio pubblico e anche la Lega ha contribuito a questa assenza perdendo il diritto di partecipare alle tribune referendarie perché non ha depositato le firme raccolte”.