La processione religiosa del vescovo che non fermò la fuga della Texas

29/05/2021
Marcia per il lavoro
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Resta un avvenimento unico della storia politica e sindacale della Sabina, la processione che il 6 giugno 1994 vide sfilare per le strade della città oltre 4 mila persone, accorse alla chiamata del vescovo Giuseppe Molinari sperando in un miracolo che fermasse la fuga della Texas Instruments dal nucleo industriale, attratta ormai dalle sirene miliardarie della vicina Avezzano. L’intervento divino non si avverò, ma certamente la grande mobilitazione popolare segnò il momento più alto della protesta che unì lavoratori, politici di entrambi gli schieramenti (in questo caso il miracolo si avverò, con il deputato del centro destra Guglielmo Rositani che sfilò a fianco del senatore di Rifondazione comunista Angelo Dionisi), sindacalisti, commercianti e cittadini.

Le polemiche

Gli americani di Dallas, la fuga l’avevano già iniziata nel 1989, dopo la fine dei finanziamenti erogati dallo Stato alle aziende dell’area Cassa del Mezzogiorno, quando il centro di ricerca fu trasferito ad Avezzano causando una perdita secca di oltre 200 posti di lavoro. Un’escalation proseguita anche negli anni successivi, nonostante il caso Texas fosse finito all’esame del Parlamento grazie a diverse interrogazioni di politici locali e nazionali sul mancato rispetto da parte della multinazionale del contratto di programma firmato al ministero dell’Industria, che al centro aveva proprio potenziamento e incremento occupazionale per la sede di Santa Rufina di Cittaducale promesso in cambio di centinaia di miliardi di lire. Invece, dopo che a maggio 1994 l’amministratore delegato smentì qualsiasi smobilitazione dalla Sabina, arrivò la cessione del marchio a un gruppo di Hong Kong e la storia prese tutta un’altra direzione.

L’iniziativa

In quelle settimane così concitate (essere assunti alla Texas era tra i posti più ambiti), che videro anche le istituzioni tentare (inutilmente) di frenare progetti già delineati, arrivò la decisione del vescovo di Rieti Giuseppe Molinari di allestire la processione, invitando tutta la città a partecipare. E così avvenne, con oltre 4 mila persone assiepate nelle piazze Vittorio Emanuele e piazza Cesare Battisti (lontana ancora dall’essere deturpata come appare oggi) e un serpentone di gente lungo oltre un chilometro che si snodò attraverso le strade del centro. Una partecipazione di popolo mai registrata, neppure in occasione dei primi mille licenziamenti annunciati, e poi trasformati in cassa integrazione, dall’ex Snia Viscosa che portò centinaia di persone ad assediare la piazza davanti alla Prefettura.

L’attacco

L’iniziativa di monsignor Molinari, rimbalzata per il clamore suscitato a livello nazionale, fu accompagnata da un duro discorso contro la dirigenza di Dallas: “Questo è capitalismo selvaggio, mi auguro si arrivi alla revisione di decisioni che tengono conto solo delle leggi del mercato, ignorando gravemente i diritti delle persone e il bene delle famiglie reatine”. Parole dure, ma più realistiche apparvero quelle di Alberto Brunelli, a capo della Uil provinciale: “Restiamo convinti che i vertici della Texas non baderanno certo a una processione, va comunque dato atto al vescovo di aver saputo imprimere alla città una scossa che finora non si era sentita”. Restarono, di quella processione, le esortazioni e le preghiere, ma soprattutto la mobilitazione di una città intera che in seguito non si sarebbe più ripetuta, neppure in occasione di altre vertenze altrettanto dure (Alcatel e Schneider su tutte) che hanno impoverito l’industria reatina.