E’ tra i magistrati onorari in attività nel tribunale di Rieti che vanta un’anzianità di servizio pluridecennale, pronto a tagliare quest’anno il quarto di secolo di presenza nelle aule di giustizia. Alberto Morandi, romano, 68 anni, vice procuratore onorario a piazza Bachelet, è arrivato in Sabina nel 2001, ma è stato anche giudice di pace penale in diverse sedi della provincia (ad Amatrice con Perrone, a Rieti con Mattei e Farchioni). Prima di intraprendere il percorso onorario, Alberto Morandi ha esercitato per un periodo la professione di avvocato a Roma dopo la laurea conseguita alla Sapienza, occupandosi prevalentemente di affari civili, quindi la scelta di presentare la domanda per diventare giudice onorario. Dopo la nomina, e per evitare di incorrere in potenziali situazioni di conflitto lavorativo, ha poi preferito cancellarsi dall’albo degli avvocati. E di Rieti si è subito “innamorato” e spiega così il suo pensiero: “La scelta che ho fatto tanti anni fa l’ho confermata quando ho avuto la possibilità di tornare a Roma, perché in questo ambiente è ancora possibile lavorare bene, con continuità e tranquillità. Aggiungo che si è instaurato un buon rapporto sia con gli avvocati, che con il personale, e anche i pubblici ministeri della procura l’intesa è ottima”. Gli esordi come Vpo del dottor Morandi riportano agli anni dei giudici Andrea Fanelli e dello scomparso Stefano Venturini, i primi con i quali ha affrontato i suoi primi processi indossando la toga da accusatore.
Diversi gli episodi che l’hanno accompagnato questi suoi venticinque anni e Morandi ne vuole ricordare due in particolare: “In un processo mi trovai di fronte una donna, costituita parte civile, vittima di episodi di violenza domestica da parte del marito e che per questo era stato rinviato a giudizio. La vicenda, nei suoi contenuti, mi colpì in modo particolare, tanto che mi dilungai nella requisitoria contrariamente alla mia abitudine di essere breve nelle conclusioni. Chiesi per l’imputato la condanna a tre anni, ma il giudice Fanelli addirittura aumentò la pena e inflisse a quel marito violento quattro anni. La signora si commosse in aula e davanti al suo avvocato volle ringraziarmi e abbracciarmi. E’ un episodio che mi colpì molto perché esprimeva tutta la sofferenza della parte civile. Nel secondo caso, fu invece un imputato finito in carcere al termine di una vicenda giudiziaria iniziata con il processo di Rieti, che dopo essere tornato in libertà venne a cercarmi per ringraziarmi. Mi disse che, nonostante la mia richiesta di condanna, avevo usato termini appropriati parlando delle accuse che lo riguardavano e non ero stato irrispettoso della sua figura. Confesso che mi stupì, ma rimasi soddisfatto”. Alberto Morandi ha poi rivestito in precedenza l’incarico di giudice sportivo di primo grado della Fitak, la Federazione italiana karate che l'ha visto tra i soci fondatori.