Non è certo una novità: il carcere circondariale di Rieti è sovraffollato e il numero degli agenti di Polizia penitenziaria è in numero ridotto rispetto alla pianta organica. La fotografia (l’ennesima) delle condizioni in cui si trova il Nuovo Complesso di Vazia l’ha scattata il Garante per i detenuti del Lazio, Stefano Anastasia, dopo una visita compiuta con il consigliere Valerio Novelli, membro dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale del Lazio, che ha evidenziato i punti di crisi di una situazione che si trascina da diversi anni e non è diversa da quella che caratterizza altre carceri della regione. Anastasia era già venuto a Rieti nel 2024, per partecipare a un convegno sull'emergenza carcere organizzato dalla Camera penale reatina, sempre pronta a lanciare l’allarme sulle condizioni in cui si trova il complesso, e ha rilevato anche in questa occasione le stesse problematiche riscontrate in precedenza, che, nonostante qualche piccolo intervento soprattutto in tema di aumento degli agenti, non sono cambiate.
La delegazione è stata accolta dalla direttrice dell’Istituto, Chiara Pellegrini; e dal capo dell’area pedagogica trattamentale, Luca Agabiti. Tra le criticità evidenziate, la carenza di personale di Polizia penitenziaria, con un cospicuo numero di unità impegnate nelle traduzioni all’esterno, per ragioni sanitarie. Con l’ispettore della Polizia penitenziaria Lorenzo D’Angeli, Agabiti ha accompagnato la delegazione nelle sale colloqui, in tutti i reparti dell’istituto, nell’area verde, nella cucina, nei laboratori, nella palestra, nel teatro, nella lavanderia, nelle stanze d’isolamento, e nell’area sanitaria, dove la delegazione ha incontrato il responsabile Asl per il carcere, Antonio Boncompagni, e la coordinatrice infermieristica Mara Lalle.Il 31 marzo erano presenti 522 detenuti, di cui 264 stranieri, a fronte di 289 posti effettivamente disponibili, con un tasso di affollamento pari al 181%: molti i detenuti stranieri e anche ben 37 giovani adulti (dai 18 ai 25 anni), soprattutto provenienti dagli Ipm, che necessiterebbero di misure più adatte a loro.
Il giudizio
Al termine, ha detto il Garante: “Abbiamo rilevato carenze nell’offerta formativa e lavorativa, nonostante la disponibilità della direzione, dell’area educativa e della sicurezza. Si fa scuola, ma, a parte la cucina e la lavanderia, mancano lavorazioni interne e non si svolgono corsi professionalizzanti. Un solo lavorante all’esterno e un semilibero sono un po’ pochi. La comunità esterna non mostra la dovuta attenzione al carcere, lasciandolo come un corpo estraneo al tessuto cittadino. Ci sono spazi che potrebbero essere utilizzati per diverse attività. Tre campi da calcetto, fruibili per quattro ore, due volte a settimana, rappresentano l’unico sfogo significativo per una popolazione detenuta così numerosa”.