A Rieti si sono spenti i fari sul caso delle consulenze per il controllo di gestione dell’attività finanziaria affidate dalle giunte comunali nel primo decennio 2000, con gli esiti dei diversi processi che possono sovrapporsi: nessuna condanna per dirigenti e amministratori che erano in carica all’epoca dei fatti. In sede penale, dopo una prima sentenza del tribunale di Rieti che condannò il responsabile dell’ufficio finanziario e uno degli amministratori delle società di consulenza di Terni, incaricate di svolgere il servizio, per abuso d’ufficio (imputazione riqualificata da quella iniziale, più grave, di peculato che aveva spedito agli arresti domiciliari due imputati), è intervenuta la Corte di Appello che ha assolto gli imputati perché, nel frattempo, il reato era stato cancellato per legge dal codice penale. Identica assoluzione è stata poi pronunciata in sede contabile dalla Corte dei Conti del Lazio, che aveva chiesto a ex amministratori ed ex dirigenti un risarcimento a favore del Comune di 450 mila euro. Non c’è stato, invece, alcun danno erariale, e l’amministrazione è stata chiamata a pagare oltre 40 mila euro di spese di giudizio alle difese dei convenuti.
L'epilogo
Gli epiloghi finali, come detto, possono sovrapporsi e arrivano a distanza di quattordici anni dall’apertura dell’indagine penale, iniziata nel 2012 con i primi accertamenti della Guardia di finanza. Entrambi i giudizi hanno riguardato la regolarità delle delibere di affidamento degli incarichi alle società di consulenza decisi dalla giunta comunale guidata dall’ex sindaco Antonio Cicchetti, che la procura penale aveva considerato illegittimi, arrivando a contestare anche il fatto che l’attività, pur regolarmente remunerata nell’arco di dieci anni (2002-2012), era stata svolta in modo irregolare. In questo modo si era incardinato il giudizio di responsabilità davanti ai giudici contabili con diversi punti contestati. A partire proprio dalla regolarità del contratto di gestione, delle proroghe decise dalle giunte comunali successive a quella di Cicchetti in favore delle società di consulenza, dell’effettivo svolgimento dell’attività del controllo di gestione e della regolare effettuazione dei corsi destinati a formare il personale.
Ebbene, secondo la sentenza emessa dalla Corte dei Conti, è emerso che documenti e reports, contenenti tabelle, indicatori e grafici relativi all’attività svolta erano stati regolarmente trasmessi sia all’ufficio finanziario all’assessorato al Bilancio, sia all’ufficio Protocollo, dove – secondo anche quanto emerso nel corso dei processi penali – non erano stati acquisiti agli atti delle indagini. Proprio la mancanza di questi atti nel fascicolo delle indagini aveva spinto la procura penale a sostenere che le società avevano fatturato e incassato i soldi delle prestazioni senza svolgere, oppure facendolo solo in parte, il controllo di gestione. Ipotesi poi caduta, insieme all’accusa di peculato, già durante il processo celebrato in tribunale a Rieti. La rivisitazione della vicenda da parte dei giudici contabili ha anche confermato che i corsi di formazione, previsti dall’incarico, erano stati espletati e anche le proroghe ritenute illegittime, da sole non erano sufficienti a invocare un danno erariale per le casse comunali. In buona sostanza, la Corte non ha rilevato nel comportamento dei convenuti né la colpa grave né il dolo.
L'ex sindaco
Il commento di Antonio Cicchetti, ex sindaco e tra i convenuti citati dalla Corte dei Conti: “Registro la sentenza di assoluzione della Corte dei conti per una vicenda, che risale ad oltre vent’anni orsono, nella ferma convinzione che non potesse concludersi diversamente. Ora anche la magistratura contabile ha messo il sigillo su un onesto modo di governare che, in quegli anni, ha goduto della leale collaborazione della burocrazia comunale”. Una vicenda, va aggiunto, che simboleggia l’ennesimo caso di una giustizia lenta, fuori da ogni logica, che arriva con troppo ritardo rispetto al contesto storico in cui i fatti oggetto dei giudizi sono maturati